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Il museo
delle arti e delle tradizioni popolari
Inaugurato il 14
gennaio 1988 il Museo è stato allestito all'interno
dell'ex Convento dei Carmelitani ed è un interessante
centro di documentazione culturale. Vengono qui
conservati ed esposti i manufatti, gli oggetti, gli
strumenti fondamentali del processo produttivo.
considerato secondo tutti i punti di vista. Essi
consentono concreti riferimenti alla realtà
socio-economica del territorio; sviluppano una
conoscenza delle attività e dei processi culturali in
una realtà storicamente determinata e consentono di
recuperare il modo di vivere di una comunità in una
particolare epoca storica. Il Museo è suddiviso in
numerose sezioni, corredate da pannelli grafici e
fotografici, dove ogni aspetto della vita comunitaria
viene preso in considerazione.

Dal "Corriere di Viterbo" del 12 maggio 2002
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Un esempio unico di come si conserva e
tramanda la cultura del nostro passato |
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IL MUSEO DELLE TRADIZIONI POPOLARI |
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Una grande memoria storica dalla fine dell'800
agli anni '40 |
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di Sara De Luca |
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Il Museo delle Tradizioni Popolari nasce nel
gennaio 1988, per volontà dell'Amministrazione
Comunale, nei locali dell'ex Convento dei
Carmelitani. In questi 12 anni di attività
questa istituzione ha potuto salvare e
conservare un patrimonio enorme del passato, un
grande campionario di cultura, tradizioni e
storia locale.
Questa struttura è in continua fase di
espansione, grazie anche alla disponibilità
delle suore che hanno tenuto per loro solo una
piccola area dell'antica costruzione e
all'impegno del suo Direttore Quirino Galli.
Inizialmente gli allestitori del Museo, il
Gruppo Interdisciplinare per lo Studio della
Cultura Tradizionale dell'Alto Lazio (GISCTAL),
aveva a disposizione pochi oggetti: il telaio,
gli strumenti del bottaio, la cucina, attrezzi
agricoli, oggetti di vita familiare. Le modalità
di allestimento scelte sono state di due tipi:
da un lato la ricostruzione d'ambiente, e
dall'altro i supporti a forma cubica, che
servono per gli oggetti, il telaio era esposto
senza alcun supporto.
Dopo l'inaugurazione, gli stessi abitanti del
luogo hanno portato spontaneamente del materiale
etnografico, e non solo, hanno aiutato ad
allestire ed a ricreare gli ambienti espositivi;
alcune donne si sono occupate dell'allestimento
della cucina, ricreandola come era in passato;
per la bottega del bottaio è stata prelevata la
vera bottega e rimessa in piedi dallo stesso
bottaio all'interno del museo.
Questo edificio conserva una grande memoria
storica, che va dalla fine dell'ottocento agli
anni quaranta, è diviso in varie sezioni, da
quella della religiosità popolare, alla scuola,
ai giochi ricostruiti attraverso racconti, poi
molti utensili, testimonianze dei lavori
artigianali, come quello della tessitrice, del
canestraio, del bottaio che oggi stanno
scomparendo.
Inoltre gli oggetti non provengono solo da
Canepina, ma anche da altri paesi della
provincia, per esempio da Ronciglione le zappe e
da Vetralla i vasi.
Una delle sale-ambiente più interessanti è
quella che mostra la ricostruzione di un'aula di
scuola elementare, nei minimi dettagli, grazie
all'arredamento originale, donato dal figlio del
maestro di Canepina, dato che negli anni '60 la
scuola ha rinnovato tutto il suo materiale. Sono
presenti in questa sala anche documenti
cartacei, come pagelle, foto, registri, situati
in vetrine e pannelli adibiti per questo scopo.
La sala della religiosità utilizza la
modellistica per ricreare edifici e statue che
parlino della storia del paese, delle sue
tradizioni, come la festa di Sant'Antonio.
Molto del materiale, usato nei vari ambienti, è
deperibile, come per esempio le trecce d'aglio o
il pane, ed ogni anno gli operatori provvedono
alla sua sostituzione.
Ma vediamo come è strutturato il Museo di
Canepina: entrando presenta un cortile d'accesso
con chiostro, dove troviamo attrezzi e macchine
agricole tra cui un carro, un aratro, una
vagliatrice, un calibratore, inoltre la famosa
ricostruzione della bottega del bottaio, celebre
per la costruzione delle botti in legno di
castagno.
Sempre nel cortile, si trova la documentazione
fornita ai visitatori, le didascalie complete,
che non si limitano, come quelle di altri
settori, al solo nome in italiano e dialettale
dell'oggetto esposto.
E' interessante far sapere, agli interessati,
che gli oggetti ed i vari strumenti esposti,
contrariamente agli altri musei, si possono
toccare ed usare. Al pianterreno l'ingresso
conduce da una parte alle scale e dall'altra
alle sale principali. L'ambiente è vasto e
suddiviso da un tramezzo in muratura, grazie al
quale si è ricavato l'ufficio documentazione e
amministrazione, ed un'ala lasciata
all'esposizione che a sua volta è suddivisa in
due.
E' stato sfruttato ogni spazio, anche il vano
scale, che ospita il mondo dell'infanzia, i
giochi, il tutto è completato da vetrine e teche
che racchiudono queste antiche testimonianze e
da fotografie; inoltre un settore dedicato alla
documentazione sul territorio che è uno degli
aspetti più approfonditi del museo, e infine il
mestiere della canestraia.
Al primo piano si trovano le attività quali: la
tessitura, la bottega del sediaio, del
calzolaio, arnesi agricoli, oggetti di uso
quotidiano e la cucina, ricostruita nei minimi
particolari.
L'ufficio amministrazione e documentazione del
museo è la stanza in cui si fanno i biglietti
per visitare questa esposizione, ma è anche il
nucleo che raccoglie i materiali documentari
prodotti da GISCTAL, che cura la gestione
scientifica del museo. Qui troviamo infatti una
piccola biblioteca dedicata alla storia ed al
folklore locale, carte topografiche dei comuni
della Comunità Montana dei Cimini, di Marta e
Castiglione in Teverina, diapositive sul museo
ed i suoi oggetti, l'archivio che contiene i
manifesti delle iniziative locali, cassette
audio e video riguardanti le feste patronali, le
tradizioni della Tuscia.
Inoltre delle pubblicazioni curate dal GISCTAL,
un reportage fotografico vario, infine uno
schedario con tutte le feste patronali della
provincia. Il Museo delle Tradizioni Popolari si
trova in Largo Maria de Mattias n. 7, le visite
si possono effettuare solo il sabato, dalle
15,00 alle 18,00 e la domenica dalle 9,00 alle
13,00. Per le visite organizzate basta fare una
prenotazione al numero telefonico seguente: 0761
- 750990.
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