Anno 1985

Testo di Girolamo Pesciaroli

Quello che sse semènde s'areccoje è un lavoro teatrale il cui titolo è ancora volutamente un proverbio. Crediamo,infatti che i proverbi siano l'espressione caratterizzante della cultura e della saggezza popolare, che esprimano concisamente il modo di sentire e di vivere gli avvenimenti da parte di una comunità.

La giustizia che tradisce la verità, regalando in galera un innocente, può, a volte, generare sfiducia nelle istituzioni. In casi disperati e in certi periodi storici può addirittura spingere a collocarsi fuori di esse. Questa la storia di Meco, giovane fattore, accusato dal proprio padrone di aver rubato alcuni sacchi di castagne e ingiustamente condannato. La sua reazione sarà la fuga dal carcere insieme a dei briganti. Forse il caso, o forse un intervento miracoloso, lo salverà dalla vita di macchia e punirà l'arroganza del padrone.

La vicenda si svolge negli anni che vanno dalla fine dello Stato pontificio alla costituzione dello Stato Italiano e il brigantaggio assume nella rappresentazione la connotazione che gli è propria nei racconti dei nostri nonni, in cui il brigante era visto in molti casi, come colui che si poneva ai margino della società, spinto dallo sdegno per qualche ingiustizia subita.

Fa da sfondo alla vicenda la festa di Sant'Antonio Abate, con la lunga preparazione e riti tradizionali. La festa, una volta molto sentita, si celebra il 17 di gennaio ed è organizzata dal "Signore", cioè colui che, facendo un dono al santo, avrà l'onore di tenere la statua nella propria casa per tutto l'anno. Il giorno della festa, l'effige del Santo viene portata su di un carro riccamente addobbato, seguito da uomini in sella a cavalli, asini e muli. La processione si snoda per le vie del paese con un percorso circolare. La statua viene accompagnata per tre giri dal Signore vecchio (colui che la tenuta nella propria casa) e per uno dal Signore nuovo (colui che la terrà per il nuovo anno). E' tradizione che il Signore vecchio offra a tutta la popolazione la "ciambella" di Sant'Antonio" : un pane con semi d'anice, dalla caratteristica forma tribolata, che i cavalieri portano sulle spalle, legato con dei nastri, per tutta la durata della processione. Una volta, il Signore acquistava un maiale detto" e bbòrco 'ndonèllo," che veniva nutrito dall'intero paese; il ricavato della sua vendita era impegnato nell'acquisto del dono per il Santo.

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